DEATH, TIME AND THE SHADOW OF HISTORY: PETE WHEELER

Parliamo di pittura. Sembrerebbe un’arte banale al giorno d’oggi, periodo in cui è tutto multimediale e interattivo. Fermiamoci un attimo a riflettere sul fatto che a volte basta essere semplicemente lo spettatore di qualcosa e non per forza parte attiva di essa. Non è sempre necessario mettere le mani in pasta per apprezzare la buona arte. Certo stiamo comunque parlando di pittura contemporanea, perciò in modo seppur remoto, siamo parte attiva di essa, ma per una volta guardiamola semplicemente da lontano. Ammiriamola. Quella che oggi vi invito ad osservare è la raffinatissima arte di Pete Wheeler, un giovane artista neozelandese, di adozione tedesca (lavora infatti a Berlino) che ha ormai all’attivo circa 16 mostre personali in giro per il mondo. I temi che tratta sono fondamentalmente sempre quelli che siamo abituati a vedere: i problemi sociali, politici, i fondamentalismi religiosi. Ma quello che ci ha colpite di questo artista è la sua eleganza nel trasmettere l’immagine che ha in mente: le sue tele sono sempre velate di poesia, come se fossero istantanee dal sapore un po’ vintage che raccontano una storia, non semplicemente un fatto. Volti con gli occhi bassi, mani segnate, a volte solo degli aloni nascosti nell’oscurità, sembrano delle pagine di un romanzo contemporaneo, che lo spettatore è costretto a leggere in apnea, trattenendo il fiato fino a quando i colori tenui e velati e il nero brutale non si manifestino davanti ai suoi occhi come un’unica grande macchina in movimento, che non emette rumori, ma solo suoni elettronici e distorti, tuttavia decisamente armoniosi e ipnotici.

Let’s talk about painting. It could be a so trivial art today, because everything in the world is about multimedia and interactive activity. But stop for a moment and think about being just a spectator, not an active part of art. It’s not necessary to handle art to appreciate it. Of course we’re talking about contemporary art, so remotely we actually are part of it, but let’s watch it from the outside. Let’s admire it. Today I’m inviting you to observe the elegant art of Pete Wheeler, a young New Zealander artist who works in Berlin who has exhibited about 16 times all around the world. He works on classical themes: social issues, politics, religious fundamentalism. But the thing that we like in this artist is his elegance in communicating his ideal images: his canvas are softly covered by poetry, as old photographs which tell a story, not just a fact. Faces with lowered eyes, very marked hands, sometimes just hidden halos in the dark, look like the pages of a contemporary novel, that we are forced to read without breathing until the light colors and the strong black became as one huge machine that sounds like an electronic riff so harmonic and hypnotic.

 

 

 Wheeler è questo, ma è anche un pittore che denuncia una società piena di screzi ideologici come il neonazismo in Germania o il fondamentalismo islamico e lo fa con una mano infantile, naif, come se stesse semplicemente raccontando una favola per bambini che non ha raffronto nella realtà. A noi questo senso dell’umorismo un po’ macabro è piaciuto e ci è piaciuto l’uso quasi ritmico e ossessivo delle texture colorate nettamente in contrasto con l’oscurità dei temi trattati. E ci è piaciuto anche l’uso che Wheeler fa delle parole: versetti e sentenze quasi bibliche che si spogliano della loro veste lessicale per diventare immagini, soggetti necessari alla narrazione di queste storie. Storie di ordinaria follia, raccontate disfunzionalmente con inconsistenza. L’apologia delle tristi verità in veste evanescente. Tutta solo da guardare.

 

Wheeler is all these things, but he’s also a painter against all the society’s ideological frictions: neonazi in Germany or Islamic fundamentalism, for example. And he shows it in a very naïve way like a children storyteller who’s telling something absolutely not real. We liked this dark sense of humor and we liked the use of colored textures to represent these very dark and sad truths. We also liked the Wheeler’s use of words: verses and sentences almost bliblical that haven’t a lexical meaning anymore: they turn themselves into images, important subjects for telling these tales. Tales of ordinary madness, told with disjunction and inconsistency. It’s an apology of the sad truth in an evanescent dress. To watch only.

La prima personale di Pete Wheeler in Italia, “Path of destroyer”, è a Firenze fino al 28 Aprile 2012 presso la galleria Poggiali e Forconi. Non perdetevela!

http://www.poggialieforconi.it/itanuovo/activenews.asp?idcat=&idart=161&azione=list&layout=

You can visit the first personal exhibition of Pete Wheeler in Italy, called “Path of destroyer”, at Poggiali e Forcony gallery in Florence until 28th April 2012. Enjoy it!

http://www.poggialieforconi.it/engnuovo/activenews.asp?idcat=&idart=229&azione=list&layout

 

 

 

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